SITI NATURALISTICI

CANYON VALLI CUPE

Il canyon “Valli Cupe” è una delle più interessanti formazioni geologiche d’Italia, si presenta con pareti tagliate verticalmente, inaccessibili e aspre, con profilo spesso ricco di una miriade di piccoli anfratti scavati dagli agenti atmosferici, regno esclusivo degli uccelli che qui nidificano in gran copia.

Il Canyon Valli Cupe e’ una rara formazione geologica profondamente incassata in un
substrato costituito da conglomerato poligenico, di straordinario effetto scenografico, originatasi a seguito della lenta azione di scavo esercitata dal torrente omonimo, che nasce a circa 700 m di altitudine alle pendici meridionali del Monte Crozze.

Il canyon, unico in Italia per caratteristiche geo-morfologiche, è ricco di specie vegetali di rara bellezza. Tra queste spicca la presenza della rarissima Woodwardia radicans (o Felce bulbifera), vero e proprio fossile vivente di cui si sono trovate tracce risalenti a circa 350 milioni di anni fa. Altrettanto ricca è la fauna, rappresentata da specie anche molto rare come la salamandrina dagli occhiali, il nibbio, il gufo reale e comune , il gheppio, il corvo imperiale, l’avvoltoio egiziano.  Qui la natura si confonde con il mistero e la leggenda della città perduta di Barbaro, che probabilmente con il suo declino diede origine al centro abitato di Zagarise.

CASCATA CAMPANARO

La Cascata Campanaro è situata in una delle zone più incontaminate della regione, ma allo stesso tempo facilmente raggiungibile con qualsiasi mezzo. Sul sentiero che conduce alla cascata è possibile incontrare 3 sorgenti, un “vullu” (una caratteristica pozza d’acqua corrente) e un vecchio ponte, costruito da abilissime maestranze locali e distrutto in parte dai bombardamenti della seconda guerra mondiale: testimonianza suggestiva di opera perfettamente inserita nell’ambiente naturale. La Cascata Campanaro è situata in una delle zone più incontaminate della regione, ma allo stesso tempo facilmente raggiungibile con qualsiasi mezzo. La cascata, alta circa 22 metri, crea un pozza d’acqua, fresca e rigenerante ed è immersa in uno scenario paradisiaco, abbellito dal colore straordinario della roccia che fa da sfondo al salto dell’acqua e arricchito dalla presenza di due felci tropicali molto rare, che fanno assomigliare il sito ad un angolo di foresta equatoriale: la Felcetta lanosa e la Pteride di Creta.
Al luogo è legato un importante episodio di storia locale, confermato da un antico documento del ministero della guerra, e cioè l’arresto di una “mano” (cioè cinque) di pericolosissimi briganti. Prima di giungere alla cascata, lungo il sentiero, è possibile ammirare un pagliaro, tipica costruzione contadina, i resti di un ponte costruito nel secolo scorso e bombardato durante la seconda Guerra Mondiale (poi ricostruito da maestranze locali), una piccola cascata a più salti che termina in una graziosa pozza naturale e numerose specie di piante come quella dell’aspirina (salice) e l’albero della manna. Oltre alla principale cascata troviamo tre sorgenti e un “vullu” cioè una pozza d’acqua. Un antico documento del Ministero della Guerra conferma che in questo posto, all’epoca del brigantaggio, fu catturata una “mano” (cioè cinque) di pericolosissimi briganti.

GOLE E CASCATELLE DEL CROCCHIO

Le Gole del Crocchio, nel tratto montano dell’antico fiume Arocha (oggi fiume Crocchio), si possono ammirare dall’alto di una panoramica balconata in legno che sovrasta il corso selvaggio del torrente. Qui, tra l’altro è possibile ammirare la Felce regale, preziosa e rara pianta di antichissima origine e di alto valore botanico.

Per raggiungere le gole del Crocchio bisogna incamminarsi per un sentiero con la staccionata, dopo la prima parte, in salita, ci si lascia alle spalle un vecchio rudere costruito in pietra, per continuare proseguendo su un tratto pianeggiante e poi in discesa fino a raggiungere la balconata Arocha, una piattaforma in legno con una portata massima di 15 persone, dalla quale poter ammirare, proprio standoci sopra delle cascate ed il corso delle acque immerse nella natura selvaggia. Ancora pochi metri è si giunge alla cascata del crocchio, di spettacolare bellezza, con le sue acque trasparenti, che in base ai riflessi generano dei colori scintillanti. Qui si crea un piccolo bacino d’acqua in alcuni punti anche profondo dove potersi immergere e nuotare “sfidando” la corrente fino ad arrivare sotto la cascata. Qui è possibile ammirare la Felce regale, pianta antica e preziosa per il grande valore botanico.

GIGANTE BUONO

Castagno monumentale di circa 5 secoli di età. L’aggettivo “buono” deriva dal fatto che il castagno sfamava le popolazioni locali nei periodi più difficili. Il castagno, infatti, era conosciuto come “albero del pane” perché dai suoi frutti si otteneva la farina che dava sostentamento alla popolazione locale. Il Gigante Buono vanta una delle circonferenze della chioma più ampie in assoluto tra i boschi della Calabria. Numerosi sono stati in passato i tentativi di tagliare l’albero, ma tutti, per fortuna, senza successo a causa delle difficoltà tecniche che un impresa del genere comporta. Nelle vicinanze del Gigante Buono si possono ammirare i resti di un “pastillaro”, antica struttura destinata all’essiccazione delle castagne.

CASCATA DELL’INFERNO

Il nome deriva dalla sua conformazione particolare, essendo incastrata in un canyon che forma una pozza molto profonda d’acqua ( cinque metri circa ) che secondo le credenze popolari arriverebbe all’inferno. E’ una delle più suggestive del torrente Campanaro ed ha un’altezza di 27 metri. Due costoni di roccia a forma di S, uno a destra e l’altro a sinistra della cascata, con la loro imponenza sembrano quasi volerla proteggere e preservare, svelandola piano piano in tutto il suo splendore. Il percorso che conduce alla cascata è molto ripido e ricco di panorami che affacciano sul golfo di Squillace (CZ). Qui è possibile conoscere molte specie vegetali come l’alloro selvatico, una pianta molto rara e l’acanto, un’erba perenne, tipica dei luoghi ombrosi del Mediterraneo, con grandi foglie che costituivano un motivo naturalistico adoperato dai greci per decorare i capitelli corinzi. Infine, il convolvolo, un fiore commestibile che, in questa zona, in passato veniva utilizzato per cucinare delle buonissime frittelle.