PALAZZI E MONUMENTI

PALAZZO COLOSIMO (SEC. XIX)

Il palazzo Colosimo, attuale sede municipale, è appartenuto alla famiglia Colosimo, arrivata a Sersale negli ultimi decenni del Settecento. Nel 1772 si riscontra nel libro dei battesimi il nome di un Carmine Colosimo oriundo del villaggio di Diano, frazione di Scigliano, come padrino in un battesimo. Nel 1776, sempre come padrino, si nota Stefano Colosimo da Scigliano; mentre nel 1778 risulta un Antonio Colosimo, oriundo di Colosimi, come Luca Colosimo, uno dei padrini del 1784. Nativo di Scigliano appare Pietro Colosimo, padrino nel 1787.

Diversi furono i capostipiti della famiglia Colosimo, così come diverse furono le ramificazioni. Il ceppo che fece fortuna fu quello che ebbe come capostipite Luca, marito di Caterina Muraca, dal quale nacque Serafino, che sposò donna Olimpia Scarpini e fu sindaco dal 1826 al 1831, così come sindaco dal 1841 al 1843 fu Francesco.

Da Luca Colosimo, pertanto, ebbe origine la famiglia che costruì, intorno alla metà dell’Ottocento, l’imponente palazzo su Via Roma, sede attuale del municipio, e che con i discendenti acquistò sempre maggiore prestigio.

Alla famiglia Colosimo appartengono, infatti, note personalità, come l’onorevole e senatore Elio Colosimo, recentemente scomparso, che negli anni Novanta rappresentò Sersale nel Senato e nella Camera della Repubblica, unico sersalese, dopo l’on. Casolini, a sedere sugli scranni dei massimi consessi istituzionali italiani;  il dott. Franco Colosimo, attuale presidente del GAL – Valle del Crocchio e l’avvocato Vittorio Colosimo, noto penalista catanzarese.

 

PALAZZO GENTILE 

Il palazzo dei Gentile fu, sin dagli inizi, quello ancora oggi esistente sulla via Indipendenza, come risulta anche dallo Stato d’anime del 1655-56; nel corso del tempo ha subito modifiche ed ampliamenti, ma ha conservato intera la sua imponenza, grazie anche al restauro eseguito negli anni 10 e trenta del Novecento, con prospettiva in stile liberty.

 

RIONE “RUGA”

Il rione “Ruga”, corrispondente all’attuale Via Pirro, rappresenta, insieme ai rioni “Patelle”, “Petramune” e “Colla” il primo insediamento abitativo del nuovo casale di Sersale, sorto intorno alla “platea” (così viene definito nello “Stato d’Anime” del 1655-1656 la piazza circondata da almeno 25 abitazioni) antistante la casa baronale situata nell’attuale Piazza Casolini.

 

CENTRO STORICO

Il centro storico, costituito da numerosi piccoli rioni tradizionalmente detti rughe, ha il fascino inimitabile degli antichi borghi montani: una fitta rete di strette stradine (vinelle) pavimentate in pietra e

splendidi angoli simili a piazze in miniatura, inserite in un contesto architettonico semplice in cui spiccano spesso palazzi signorili con eleganti portali in pietra.

Particolarmente interessanti sono i tipici fhaghi, passaggi a volta simili a gallerie che sembrano insinuarsi nel ventre degli agglomerati di case arroccate e strette l’una all’altra, quasi a volersi sostenere vicendevolmente.

MONUMENTO A CARMELA BORELLI

Questo monumento in marmo bianco ricorda la madre eroica sersalese Carmela Borelli che non esitò a sacrificare la propria vita per salvare i figlioletti da una bufera di neve.

Era il 21 febbraio del 1929, una giornata in cui l’inverno, particolarmente rigido a Sersale, faceva sentire ancora la sua presenza, influenzando l’ambiente e la vita degli uomini. Carmela si dedicava, come tante altre donne, ai lavori agricoli, senza risparmiare sacrifici ai figli, i quali sin dalla più tenera età si erano abituati a condividere i travagli dei genitori.

Quel giorno aveva deciso di ritornare in paese dalla località “Murtilliattu”, nella “marina”, con due asini carichi e con i due figli più piccoli, Costanza di 9 anni e Francesco di 5. Il tempo sembrava calmo, il cielo era sereno, ma dopo avere percorso alcuni chilometri il cielo incomincio improvvisamente ad oscurarsi ed un vento gelido di tramontana cominciava a portare con sé qualche soffice fiocco di neve. La povera donna affettava il passo, ma gli elementi sembrava congiurassero contro di lei e, in breve, una terribile bufera investì madre e figli i quali, ben presto, divennero freddi ed i loro occhi iniziavano a dare i segni dell’assideramento.

L’intrepida mamma, con forza istintiva, tentò l’impossibile, si tolse gran parte delle sue vesti e ne coprì amorosamente i piccoli. Così denudata ed esposta ai rigori del freddo, Carmela si trascinò fino alle prime case di Sersale, ma le sue energie erano ormai consunte e le gambe, stanche e gelate, non le consentirono più di camminare: si accasciò a terra ai piedi di una annoso albero di castagno e compì l’ultimo atto della sua tragedia e con l’ultimo alito di vita coprì con il suo corpo seminudo i suoi bambini. La neve, continuando a fioccare, coprì presto la madre e i figli; così la trovarono i soccorritori, con la vita quasi spenta ed i figlioletti avviticchiati alla sua vita, gelidi, ma salvi per il sacrifico di lei che dopo pochi minuti, erano da poco passate le quattro del pomeriggio, spirò.

Il pietoso episodio commosse l’Italia intera ed alcuni settimanali a tiratura nazionale,  tra i quali la “Tribuna Illustrata” ed il “Mattino Illustrato”, dedicarono all’eroico gesto di Carmela Borelli le prime pagine ed ella divenne sublime ideale della maternità.

Numerose furono le celebrazioni dell’eroico gesto ed arrivarono anche offerte di denaro da molte parti d’Italia, ma il dono più significativo fu certamente la colonna spezzata in marmo bianco donata dalle “Piccole Italiane” di Milano che venne sistemata su un blocco di pietra nera di Oggiono in Piazza San Pasquale che subito, con deliberazione del 31 marzo 1929, venne trasformata in Piazza Carmela Borelli.

MONUMENTO AI CADUTI

Nel 1935, durante la gestione del Podestà Pasquale Gentile, fu portato a conclusione il monumento ai caduti, del quale si era molto parlato negli anni precedenti. Esso era costituito da un marmo raffigurante un fante con la bandiera in mano, adagiato morente su un cippo di legno. La statua poggiava su una base rivestita da quattro stele marmoree, sulle quali furono scolpiti i nomi dei caduti della Prima Guerra Mondiale.

Intorno al monumento fu ricavato uno spazio semicircolare adibito ad aiuole e chiuso nel 1937 da una apposita ringhiera costruita dal fabbro sersalese Simone De Fazio, smontata nell’anno 1940 e donata per la produzione bellica e sostituita, nell’occasione da una ringhiera in legno.

Nel 1975 una stele è stata sostituita con una nuova, su cui sono stati incisi anche in nomi dei caduti e dei dispersi    della Seconda Guerra Mondiale e della Guerra d’Africa. Anche la vecchia ringhiera è stata sostituita da una nuova in ferro battuto, opera del fabbro sersalese Arturo Restagno.

Nell’anno 2012 il monumento ai caduti è stato oggetto di una consistente manutenzione straordinaria e riqualificazione, consistita in una nuova pavimentazione, in una nuova delimitazione in marmo e ringhiera bassa in ferro battuto, realizzata dal fabbro sersalese Pino Campise, nella rigenerazione di tutti gli elementi in marmo e delle iscrizioni e nella rimozione della recinzione con conseguente apertura degli spazi.

Inoltre, sono stati installati alcuni fiori artistici in ferro battuto, sempre opera del fabbro Pino Campise.