CHIESE

CHIESA DI SANTA MARIA DEL CARMELO (SEC. XVII).

La Chiesa Madre, intitolata a Santa Maria del Carmelo, scelta come “Tutelare” del nuovo casale,forma un unico complesso con l’adiacente Chiesa dell’Immacolata esua edificazione risale all’anno 1630, mentre la sua elevazione a chiesa parrocchiale alla bolla vescovile del 17 ottobre 1634.

Nel 1646 la Chiesa, inizialmente modesta e costituita da un’unica navata con l’abside semicircolare, venne ampliata con l’aggiunta delle cappelle laterali: a destra quelle di Sant’Antonio e del Rosario; a sinistra quelle dell’Immacolata, del Purgatorio (con annesso il Monte dei Morti) e, dal 1679, di San Giuseppe.

Nella metà del settecento l’arciprete don Antonio Paoletti curò l’ampliamento dell’edificio, quasi secondo le dimensioni attuali: allungò la navata centrale, completò quella di sinistra ed edificò quella di destra, al cui interno ricostruì l’altare di Sant’Antonio ed elevò quello di San Francesco. Inoltre fece costruire nel fondo della navata destra l’alare dell’Addolorata, nel fondo di quella sinistra l’altare dell’Ecce Homo, entrambi con decorazioni a stucco rimaste incontaminate fino ai giorni nostri, con le rispettive statue in carta pesta. Le navate laterali furono collegate a quella centrale da spazi sottostanti a tre rispettive arcate a volta, sostenute da robusti pilastri in muratura.

Altro notevole intervento di ampliamento e di abbellimento della chiesa venne effettuato nella metà dell’Ottocento, a cura dell’arciprete don Francesco Maria Parise: fu innalzata la navata centrale e fu ricostruito in muratura l’altare maggiore, dopi la demolizione di quello antico in legno.

Sotto il pavimento, al centro della chiesa, rimasero diversi spazi vuoti destinati alle sepolture, dal momento che non si concepiva allora un cimitero fuori da un edificio sacro: una centrale comune, la cosiddetta  “carnara”, dove i morti venivano calati senza bara; altre sparse in vari siti per le famiglie facoltose che ebbero il permesso di costruirsi, sempre sotto il pavimento, una tomba privata.

Tutto il pavimento è stato demolito e ricostruito negli anni dal 1958 al 1960, con l’eliminazione dei sepolcri e delle relative botole, fra cui quella centrale adornata alla sommità da una corona ovale di ciottoli di pietra fluviale incollati sul pavimento. Fra tutte le tombe, meritevole certamente di conservazione per il valore storico era quella dell’ufficiale francese ucciso nel 1807, la cui decorosa sistemazione a cura dell’arciprete don Francesco Maria Tallarigo, sotto l’altare dell’Addolorata aveva scongiurato il saccheggio e forse la distruzione di Sersale.

Nel 1898 la facciata è stata abbellita e ristrutturata secondo le forme architettoniche neoclassiche ancora evidenti. In quella circostanza fu costruita l’attuale scalinata (più alta della precedente, essendo anche stato abbassato il livello della piazza antistante) adornata dalla ringhiera di ferri finora conservatasi: ai lati dei gradini furono collocati due pilastri in muratura, per reggere altrettante colonne in ferro con alla sommità i lampioni alimentati da petrolio.

Nella facciata campeggiano tre nicchie contenenti le statue della Madonna del Carmine al centro, di San Giuseppe a sinistra e di Sant’Antonio da Padova a destra.

Due torri campanarie (una con orologio installato nel 1870, a cura del Comune, dall’orologiaio Nicola Santoro di Caserta), e una sormontante la Chiesa dell’Immacolata, delimitano la facciata.

Domenica 19 maggio 1991, alle ore 14.30 un fulmine colpì il campanile dell’Immacolata, demolendo in parte e rendendo inagibili anche le due chiese. I lavori di restauro sono stati completati nel 1996 con un finanziamento pubblico, concesso in seguito alla dichiarazione delle due chiese (unitamente alle altre di S. Anna e di San Pasquale) quali beni di rilevante interesse storico ai sensi della legge 01/06/1939 n. 1089.

La festa della Madonna del Carmelo, Patrona di Sersale, si celebra il 16 luglio, preceduta da un novenario di preghiera.

 

CHIESA DELL’IMMACOLATA (SEC. XVII)

Fra gli edifici sacri di Sersale, la chiesa dell’Immacolata si distingue ancora per ornamenti artistici, in prevalenza realizzati dopo pochi decenni dalla fondazione del casale, segni evidenti della magnificenza dell’omonima Arciconfraternita fondata il lunedì di Pasqua dell’anno 1680.

Il tempio, costruito negli anni dal 1675 al 1680, è ad unica navata a forma rettangolare, con portone d’ingresso sul lato e sovrastato dal campanile.

Adiacente alla Chiesa Madre, al suo interno si possono ammirare pregevoli opere d’arte, eloquenti testimonianze dell’antico splendore. Primo fra tutte si nota l’altare intarsiato nel legno sormontato dalla statua dell’Immacolata anch’essa in legno, con fregi ed ornamenti che lasciano intendere la predilezione del gusto tardo barocco da parte dell’anonimo intagliatore, il quale compì la sua opera nell’anno 1738. I colori celeste e bianco dell’altare corrispondono a quelli, rispettivamente, del mantello e dell’abito della statua.

In alto, sui poderosi muri maestri, sono rimasti appesi ben otto dipinti su tele ovali: il pittore è rimasto anonimo,, ma dai soggetti (in santi Michele e Lucia, nonché sei immagini della vita della madonna), dai chiaroscuri, dai contorni nitidi delle figure, le opere rivelano l’identità dell’arte secentesca assai vicina alle creazioni di Mattia Preti di Taverna.

Domenica 19 maggio 1991, alle ore 14.30 un fulmine colpì il campanile dell’Immacolata, demolendo in parte e rendendo inagibili anche le due chiese. I lavori di restauro sono stati completati nel 1996 con un finanziamento pubblico, concesso in seguito alla dichiarazione delle due chiese (unitamente alle altre di S. Anna e di San Pasquale) quali beni di rilevante interesse storico ai sensi della legge 01/06/1939 n. 1089, ottenuta dall’amministrazione comunale nel 1983.

In occasione del lavori di ristrutturazione è stato scoperto un ampio sepolcreto sotto il pavimento, distinto in diverse camere tombali, con galleria laterale e corrispondente uscita esterna dal lato sud-est.

 

CHIESA DI SANT’ANNA (SEC. XVII)

La chiesa di Sant’Anna, costruita nel 1680, è ampia e maestosa ed è situata nella parte alta del paese: ha una sola navata con annessa una torre campanaria che si eleva su due livelli. La sua elevazione a parrocchia risale al 1790.

La facciata principale è scandita da lesene doriche. Il portale d’ingresso, ad arco, è fiancheggiato da colonne che poggiano su grandi bugne squadrate e lisce ed è sormontato da una finestra ad arco, chiusa da vetri policromi. Sulla copertura svettano tre statue, quella centrale raffigura Gesù con la croce e quelle laterali San Pietro e San Paolo. La statua di San Pietro fu abbattuta da un fulmine la mattina del 3 aprile del 1910: la nuova statua di san Pietro risale al 1990 allorchè fu ricollocata al primitivo suo posto in occasione del bicentenario della parrocchia.

Alla chiesa si accede per mezzo di due scalinate laterali che convergono su un ballatoio con balaustra arricchita da colonnine tornite. L’interno della chiesa è decorato con lesene di ordine corinzio e ha il soffitto a cassettoni. Dietro l’altare maggiore campeggia la statua di Sant’Anna finemente lavorata e posta in una nicchia al centro dell’abside mirabilmente adornata con fregi a stucco.

Gli altari laterali sono risalenti agli anni cinquanta e sessanta del Novecento ed hanno essenziali linee: rilevanti sono quelli di Santa Rita, di Maria Bambina, e di San Francesco da Paola, la cui festa votiva (voluta dal sacerdote don Francesco Mazza alla fine dell’Ottocento) si celebra con processione nella prima domenica di maggio.

Il pavimento che copriva un ampio sepolcreto era stato originariamente realizzato a mosaico, ma fu progressivamente deteriorato e distrutto.

L’altare, ricostruito in marmo di Pietrasanta nel 1959, è stato completamente ricostruito negli anni novanta del Novecento a cura del parroco don Pantaleone Greco ed è stato collocato al centro del transetto reso ancora più ampio con l’eliminazione della vecchia sacrestia. Originario è rimasto ancora il marmo del ciborio.

I recenti interventi di ristrutturazione del tetto (finanziati dalla Regione Calabria nell’anno 2004 su interessamento dell’amministrazione comunale) e di abbellimento con artistica vetrata alla facciata (frutto di offerte dei fedeli) hanno consentito la riapertura solenne della chiesa, dopo circa due anni dall’ordinanza comunale di chiusura per ragioni di sicurezza, alla presenza di S.E. l’Arcivescovo Antonio Ciliberti che il 17 luglio 2004 ha presieduto la cerimonia di riapertura al culto.

La festa di Sant’Anna si celebra il 26 luglio, preceduta da un novenario di preghiera.

 

CHIESA DEL MONTE CROZZE (SEC. XX)
Il monte “Crozze”, così chiamato dai primi abitanti di Sersale perché originariamente spoglio di alberatura, è stato nei secoli simbolo di religiosità popolare.

Secondo la tradizione, proprio intorno al 1620 (anno di fondazione di Sersale) il beato Antonio da Olivadi in una delle sue “peregrinationes” calabresi, trovandosi nei pressi del nascente abitato di Sersale, volle piantare una pesante croce in legno sulla sommità delle “Crozze”, dopo averla prodigiosamente portata a spalle dalla “Nave”, cioè dal castagneto che cresceva alla base della montagna attraversato dalla mulattiera per Catanzaro. Quella croce sul monte divenne simbolo di venerazione, tanto che il popolo, come risulta in un documento del 1781, la raggiungeva ogni anno in processione il 21 marzo con la statua della Madonna del Carmine. Il terremoto dell’8 marzo del 1832 e le intense piogge che ad esso seguirono indussero il popolo di Sersale ad invocare la protezione della Madonna, considerato che diverse care erano crollate, tre persone erano morte e visibili crepe si erano aperte nel terreno sul monte “Angaro”. Così la processione del 21 marzo 1832 fu più solenne degli altri anni, come atto di ringraziamento alla madonna per avere preservato Sersale dalla distruzione per il terremoto e l’alluvione. Da allora, ogni anno la Madonna viene portata in processione sul monte “Crozze” due volte: l’8 marzo con il mantello nero in segno di mestizia e di penitenza, il 21 marzo con il mantello azzurro in segno di giubilo e di ringraziamento. Nel 1935 su iniziativa dell’arciprete don Felice De Fazio e con il contributo fattivo di tutta la popolazione e donazioni in denaro da parte degli emigrati sersalesi in America, fu edificata sulla cima più alta del monte, proprio di fronte all’antica croce piantata nel 1620 dal Beato Antonio da Olivadi, la Chiesetta sul Monte Crozze. L’architettura della chiesa risultò originale: un solo presbiterio esagonale sormontato da una cupola e accostato ad un campanile sovrastante: una breve gradinata collega le due porte con la spianata che circonda l’edificio.

Lungo la mulattiera che sale sul monte vennero edificate da diversi fedeli le icone con le immagini e le stazioni della “Via Crucis”, restaurate poi nel 1989 con pannelli in ceramica dipinti dall’artista cropanese Mario Calveri.

La chiesa del “Monte Crozze” è stata elevata alla dignità di Santuario con il titolo di “Madonna del Carmelo” di Sersale: non è stato un riconoscimento canonico e formale, ma una presa d’atto, da parte dell’autorità ecclesiastica, del fatto che la chiesa è meta ormai secolare di pellegrinaggio di fedeli ansiosi di contemplazione di preghiera.

 

CHIESA DI SAN PASQUALE (SEC. XVIII)

La devozione del popolo sersalese alla figura di Pasquale Baylon, mistico spagnolo, elevato agli onori degli altari da Papa Alessandro VIII nel 1680, indusse un tale Luca Arcuri a curare, nel 1733, l’edificazione di una chiesetta da dedicare a San Pasquale nella periferia sud dell’abitato, su una area alla periferia meridionale dell’abitato, di fronte all’albero di bagolaro (“milicurcio”) che segnava il confine con il territorio di  Cropani. La marginalità del sito della nuova chiesa contribuì a conferire a San Pasquale l’immagine di santo degli umili e dei poveri. E la stessa statua del Santo, scolpita da abile intagliatore su legno di pero selvatico (“pirajinu”), esprime la figura di un umile fraticello francescano, rapito dall’estasi contemplativa dell’Eucarestia, miracolosamente posatasi sul braccio destro. Nel 1825 l’edificio venne allungato e ampliato secondo le misure attuali e al suo fianco fu costruito il convento dei frati Riformati. La facciata presenta un bel portale con arco di tufo a tutto sesto preceduto da una piccola scalinata; la torre campanaria a base quadrangolare è in linea con la facciata. Al centro della facciata un immagine di San Pasquale circondato da una cornice ovale in gesso con sullo sfondo la chiesa e il convento. L’interno è a una sola navata e conserva, oltre alla statua di San Pasquale, la statua di Sant’Agnese, quadri raffiguranti monaci santi ed alcune tele dell’Ottocento. In seguito al crollo di una parte del tetto nel 1985, la chiesa era diventata inagibile ed esposta alle intemperie. La volontà popolare di restaurarla si fece, però, subito strada: si costituì un comitato (animato soprattutto da Vincenzo Ottaviani, Serafino Schipani e Vito Torchia), che con le raccolte e le offerte dei fedeli e i finanziamenti pubblici provvide all’esecuzione dei lavori di ristrutturazione conclusi nel 1988. Durante tali lavori sotto il pavimento venne alla luce il sepolcreto: nel corso dell’Ottocento anche la chiesa di San Pasquale era stata infatti utilizzata per le sepolture, fino alla costruzione del cimitero all’esterno dell’abitato. Solo una cella funeraria venne conservata e coperta con lastra di marmo: tutte le rimanenti ossa furono raccolte e depositata nell’ossario comunale del cimitero. Si conserva ancora all’interno l’acquasantiera in granito, scolpita certamente all’epoca della costruzione della chiesa. Altro interessante “segno” di antica manifattura è la piccola campana appesa all’interno del transetto: veniva utilizzata per chiamare i monaci alla Santa Messa. L’antico soffitto in tavole, orizzontale e parallelo al pavimento, con la ristrutturazione è stato sostituito dall’attuale elegante intelaiatura in legno, armonicamente a capriata. La festa di San Pasquale, che si celebrava dapprima il 17 maggio, dalla fine dell’Ottocento, allorquando venne istituita la omonima fiera, viene celebrata la terza domenica di settembre, preceduta da un novenario di preghiera.